Il Novecento è stato il secolo in cui alcune infrastrutture: stazioni, aeroporti, autostrade, viadotti, ponti, hanno iniziato ad assumere un ruolo centrale nella costruzione di città e territori, assolvendo alle richieste di movimento non più di èlite sociali, come era stato nella parte finale dell’800, bensì di società divenute ormai di massa. È anche il secolo in cui la costruzione di queste opere incontra l’architettura e il loro ruolo, nella conformazione dell’ambiente incomincia ad essere equiparabile a quello dei monumenti di altre epoche, terreno su cui si misurano al contempo le conquiste della tecnica e le qualità di imprese, ingegneri, architetti e committenti. Nella parte finale del secolo si manifestano, poi, fenomeni nuovi: L’innesto di funzioni differenti (commerciali, culturali ecc.) in quelle principali, che inizia a modifica i modelli tipici che caratterizzano queste “nervature” del mondo contemporaneo; la revisione di molti dei presupposti su cui si era basato il loro rapporto con la natura; l’obsolescenza, di una vastissima gamma di manufatti, residuo di sistemi caduti ormai in disuso ma presenti come parte di una “archeologia” diffusa della contemporaneità; l’apparizione in molte parti del mondo, di infrastrutture di “nuova generazione” che assumono su di sé la responsabilità di produrre un valore aggiunto legato al miglioramento estetico e di vita, e non solo funzionale, dei luoghi che le ospitano. L’apparizione, infine, di infrastrutture di scala “globale” in cui non sono più le nazioni bensì i continenti a preoccuparsi del proprio funzionamento. Trattare oggi un tale tema significa riprendere la sua storia “novecentesca”, per cogliere in essa alcune importanti premesse ma anche materiali utili per le realizzazioni future; riflettere sul rapporto architettura-infrastrutture, ingegneria-infrastrutture, territorio-infrastrutture; analizzare le realizzazioni più avanzate; analizzare il ruolo della committenza; considerare come il cambiamento di sensibilità nei confronti dell’ambiente richieda anche un adeguamento progettuale che non può essere legato solo al tema della “mitigazione” e come la stessa obsolescenza di generazioni di infrastrutture costituisca una importante opportunità di progetto. Significa, infine, porre il rapporto tra infrastrutture e città o tra infrastrutture e paesaggio al di fuori di una logica di semplice sovrapposizione, più o meno rispettosa, per farne una reale occasione di riordino ambientale ed estetico oltre che di miglioramento funzionale e di condivisione civile.
L’architettura del Mondo Infrastrutture, città e paesaggi nel mondo contemporaneo
TESSARI A
2012
Abstract
Il Novecento è stato il secolo in cui alcune infrastrutture: stazioni, aeroporti, autostrade, viadotti, ponti, hanno iniziato ad assumere un ruolo centrale nella costruzione di città e territori, assolvendo alle richieste di movimento non più di èlite sociali, come era stato nella parte finale dell’800, bensì di società divenute ormai di massa. È anche il secolo in cui la costruzione di queste opere incontra l’architettura e il loro ruolo, nella conformazione dell’ambiente incomincia ad essere equiparabile a quello dei monumenti di altre epoche, terreno su cui si misurano al contempo le conquiste della tecnica e le qualità di imprese, ingegneri, architetti e committenti. Nella parte finale del secolo si manifestano, poi, fenomeni nuovi: L’innesto di funzioni differenti (commerciali, culturali ecc.) in quelle principali, che inizia a modifica i modelli tipici che caratterizzano queste “nervature” del mondo contemporaneo; la revisione di molti dei presupposti su cui si era basato il loro rapporto con la natura; l’obsolescenza, di una vastissima gamma di manufatti, residuo di sistemi caduti ormai in disuso ma presenti come parte di una “archeologia” diffusa della contemporaneità; l’apparizione in molte parti del mondo, di infrastrutture di “nuova generazione” che assumono su di sé la responsabilità di produrre un valore aggiunto legato al miglioramento estetico e di vita, e non solo funzionale, dei luoghi che le ospitano. L’apparizione, infine, di infrastrutture di scala “globale” in cui non sono più le nazioni bensì i continenti a preoccuparsi del proprio funzionamento. Trattare oggi un tale tema significa riprendere la sua storia “novecentesca”, per cogliere in essa alcune importanti premesse ma anche materiali utili per le realizzazioni future; riflettere sul rapporto architettura-infrastrutture, ingegneria-infrastrutture, territorio-infrastrutture; analizzare le realizzazioni più avanzate; analizzare il ruolo della committenza; considerare come il cambiamento di sensibilità nei confronti dell’ambiente richieda anche un adeguamento progettuale che non può essere legato solo al tema della “mitigazione” e come la stessa obsolescenza di generazioni di infrastrutture costituisca una importante opportunità di progetto. Significa, infine, porre il rapporto tra infrastrutture e città o tra infrastrutture e paesaggio al di fuori di una logica di semplice sovrapposizione, più o meno rispettosa, per farne una reale occasione di riordino ambientale ed estetico oltre che di miglioramento funzionale e di condivisione civile.I documenti in SFERA sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


