L’opera di César Manrique (1919-1992), nell’isola di Lanzarote, rappresenta una delle più originali esperienze progettuali del Novecento europeo, in cui conservazione del patrimonio naturale e culturale e ricerca architettonica di avanguardia si legano indissolubilmente. In un contesto segnato dalla crescente pressione dell’industria turistica e dal rischio di una trasformazione irreversibile del paesaggio isolano, Manrique concepisce l’architettura come un dispositivo etico ed ecologico, capace di modificare lo spazio mediando tra desideri di progresso, aspirazioni culturali, identità dei luoghi e limiti ambientali. In questa prospettiva, il patrimonio non si limita a caratterizzare scenograficamente le opere, ma si pone al centro dell’azione conservativa e contemporanemente trasformativa, contribuendo alla definizione di un approccio progettuale radicato nel genius loci e in grado di opporsi ai processi di standardizzazione edilizia su scala internazionale. Il suo poliedrico contributo, dall’attività di architetto alle riflessioni teoriche, dalla militanza politica all’impegno civico, si configura come una forma di resistenza etica alla ferocia della globalizzazione e della speculazione edilizia, in cui espressione artistica, produzione architettonica e pianificazione paesaggistica trovano perfetta sintesi in un linguaggio personalissimo e allo stesso tempo universale.

Cèsar Manrique. La cura del patrimonio come forma di resistenza civile a Lanzarote [ Cèsar Manrique. Heritage Care as a Form of Civil Resistance in Lanzarote]

V. Balboni
2026

Abstract

L’opera di César Manrique (1919-1992), nell’isola di Lanzarote, rappresenta una delle più originali esperienze progettuali del Novecento europeo, in cui conservazione del patrimonio naturale e culturale e ricerca architettonica di avanguardia si legano indissolubilmente. In un contesto segnato dalla crescente pressione dell’industria turistica e dal rischio di una trasformazione irreversibile del paesaggio isolano, Manrique concepisce l’architettura come un dispositivo etico ed ecologico, capace di modificare lo spazio mediando tra desideri di progresso, aspirazioni culturali, identità dei luoghi e limiti ambientali. In questa prospettiva, il patrimonio non si limita a caratterizzare scenograficamente le opere, ma si pone al centro dell’azione conservativa e contemporanemente trasformativa, contribuendo alla definizione di un approccio progettuale radicato nel genius loci e in grado di opporsi ai processi di standardizzazione edilizia su scala internazionale. Il suo poliedrico contributo, dall’attività di architetto alle riflessioni teoriche, dalla militanza politica all’impegno civico, si configura come una forma di resistenza etica alla ferocia della globalizzazione e della speculazione edilizia, in cui espressione artistica, produzione architettonica e pianificazione paesaggistica trovano perfetta sintesi in un linguaggio personalissimo e allo stesso tempo universale.
2026
Balboni, V.
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