Il contributo propone un'indagine teorica della nozione di "carne", ovvero "corpo vivo", nella filosofia di Michel Henry, concentrandosi sul rapporto tra corporeità e fenomenicità. Contro le concezioni oggettivistiche e rappresentazionali della corporeità, la fenomenologia di Henry ridefinisce il corpo come modalità immanente di auto-manifestazione fondata sull'auto-affezione. A partire dal passaggio dal cogito cartesiano all'“io posso” biraniano, l'analisi ricostruisce la critica henryana dell'intenzionalità e la sua proposta di una fenomenologia non intenzionale della vita. Si sostiene che la radicalizzazione henryana della fenomenologia trascendentale non si limiti a contrapporsi alla concezione husserliana del Leib, ma ne metta in questione i presupposti, ricollocando il fondamento dell'apparire nell'immanenza affettiva. Questo movimento dà luogo a una tensione strutturale tra la fenomenalità originaria della vita e la pluralità dei viventi che essa genera. Piuttosto che interpretare tale tensione come un fallimento teorico o come il fondamento compiutamente risolto dell'intersoggettività, il contributo la considera un tratto intrinseco e produttivo del pensiero di Henry, capace di aprire un campo di ricerca per ripensare la corporeità e le sue trasformazioni contemporanee.
Dal corpo soggettivo alla carne. Michel Henry e la radicalizzazione fenomenologica del Leib
formisano
2026
Abstract
Il contributo propone un'indagine teorica della nozione di "carne", ovvero "corpo vivo", nella filosofia di Michel Henry, concentrandosi sul rapporto tra corporeità e fenomenicità. Contro le concezioni oggettivistiche e rappresentazionali della corporeità, la fenomenologia di Henry ridefinisce il corpo come modalità immanente di auto-manifestazione fondata sull'auto-affezione. A partire dal passaggio dal cogito cartesiano all'“io posso” biraniano, l'analisi ricostruisce la critica henryana dell'intenzionalità e la sua proposta di una fenomenologia non intenzionale della vita. Si sostiene che la radicalizzazione henryana della fenomenologia trascendentale non si limiti a contrapporsi alla concezione husserliana del Leib, ma ne metta in questione i presupposti, ricollocando il fondamento dell'apparire nell'immanenza affettiva. Questo movimento dà luogo a una tensione strutturale tra la fenomenalità originaria della vita e la pluralità dei viventi che essa genera. Piuttosto che interpretare tale tensione come un fallimento teorico o come il fondamento compiutamente risolto dell'intersoggettività, il contributo la considera un tratto intrinseco e produttivo del pensiero di Henry, capace di aprire un campo di ricerca per ripensare la corporeità e le sue trasformazioni contemporanee.I documenti in SFERA sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


