Se da un lato la notevole produzione di fotografie del nostro patrimonio monumentale, urbano e paesaggistico così promossa ha sovente di esso “imposto letture visive stereotipate, convenzionali, a volte addirittura errate”, dall’altro, al repertorio di immagini del fotografo si sono nel tempo affiancate le fotografie degli architetti, nelle cui mani “la fotocamera è soprattutto un mezzo per indagare la realtà e insieme un potentissimo strumento critico” (Belli, 2000, p. 27), che si è assai sviluppato già nella prima, ma ancor più nella seconda metà del Novecento. In questa direzione si è evoluta anche la ‘fotografia d’architettura’ novecentesca, promuovendo visioni che esulano da un modello intellettuale precostituito, nelle quali il fotografo “‘pensa’ il mondo, ossia la Realtà in immagine e questa immagine diventa una Fotografia, che non deve però necessariamente corrispondere a quello che vorrebbe la ‘committenza’” (Zannier, 1999). Questo lungo processo ha dato forma a un’attività di documentazione e interpretazione che ha prodotto via via immagini di imprescindibile importanza per la conoscenza e lo studio prima, l’approccio alla conservazione e alla messa in valore poi, delle architetture, gli spazi urbani, il territorio antropizzato del nostro Paese, nonché dei processi che investono la costruzione e trasformazione delle nostre città e paesaggi.
Editoriale [a Immagini sul Moderno: cantieri, realizzazioni, legacy DOCOMOMO ITALIA GIORNALE 2025/38]
Marin Alessandra
2025
Abstract
Se da un lato la notevole produzione di fotografie del nostro patrimonio monumentale, urbano e paesaggistico così promossa ha sovente di esso “imposto letture visive stereotipate, convenzionali, a volte addirittura errate”, dall’altro, al repertorio di immagini del fotografo si sono nel tempo affiancate le fotografie degli architetti, nelle cui mani “la fotocamera è soprattutto un mezzo per indagare la realtà e insieme un potentissimo strumento critico” (Belli, 2000, p. 27), che si è assai sviluppato già nella prima, ma ancor più nella seconda metà del Novecento. In questa direzione si è evoluta anche la ‘fotografia d’architettura’ novecentesca, promuovendo visioni che esulano da un modello intellettuale precostituito, nelle quali il fotografo “‘pensa’ il mondo, ossia la Realtà in immagine e questa immagine diventa una Fotografia, che non deve però necessariamente corrispondere a quello che vorrebbe la ‘committenza’” (Zannier, 1999). Questo lungo processo ha dato forma a un’attività di documentazione e interpretazione che ha prodotto via via immagini di imprescindibile importanza per la conoscenza e lo studio prima, l’approccio alla conservazione e alla messa in valore poi, delle architetture, gli spazi urbani, il territorio antropizzato del nostro Paese, nonché dei processi che investono la costruzione e trasformazione delle nostre città e paesaggi.| File | Dimensione | Formato | |
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