Questo contributo intende la deindustrializzazione come progetto economico, politico ed ecologico, al tempo stesso interrogando, in rapporto a essa, il ruolo del progetto spaziale, in termini urbanistici e territoriali. Tale prospettiva non concepisce la deindustrializzazione – e i territori che questa compone e configura – come espressione di una fase meramente “transitoria” del capitalismo, ma come un progetto di lungo periodo con caratteristiche storiche e geografiche specifiche. Si intende suggerire che la deindustrializzazione possa essere concepita come una fase affermativa di accumulazione capitalistica, con relazioni, pratiche e modi di produzione specifiche, che impattano, innanzitutto, la condizione pubblica del progetto e il fatto stesso del comune, cioè della politica – e quindi diverse articolazioni di publicness. Partendo da alcuni siti interessati dal progetto della deindustrializzazione collocati nel territorio bresciano, il contributo esplora le specificità (locali e nazionali) e le relazioni economiche e politiche (anche sovranazionali) del progetto della deindustrializzazione. La configurazione territoriale bresciana permette di considerare vari ambiti in cui deve esprimersi l’azione progettuale. Il progetto nella deindustrializzazione, suggeriamo, dovrà cercare di confrontarsi non con una perdita e di riconoscere una disarticolazione fra pubblico e collettivo. All’interno di questa separazione, riscontriamo una socializzazione del danno dovuto alla deindustrializzazione che porta a nuove condizioni di publicness, caratterizzate dalla gestione collettiva della contaminazione (Industrie Caffaro e dell’Union Carbide/ex-Selca) o dal ritiro dell’industria nazionale e l’emergere del danno ecologico (idroelettrico).

La deindustrializzazione come progetto, il progetto nella deindustrializzazione

Richard Lee Peragine
;
2026

Abstract

Questo contributo intende la deindustrializzazione come progetto economico, politico ed ecologico, al tempo stesso interrogando, in rapporto a essa, il ruolo del progetto spaziale, in termini urbanistici e territoriali. Tale prospettiva non concepisce la deindustrializzazione – e i territori che questa compone e configura – come espressione di una fase meramente “transitoria” del capitalismo, ma come un progetto di lungo periodo con caratteristiche storiche e geografiche specifiche. Si intende suggerire che la deindustrializzazione possa essere concepita come una fase affermativa di accumulazione capitalistica, con relazioni, pratiche e modi di produzione specifiche, che impattano, innanzitutto, la condizione pubblica del progetto e il fatto stesso del comune, cioè della politica – e quindi diverse articolazioni di publicness. Partendo da alcuni siti interessati dal progetto della deindustrializzazione collocati nel territorio bresciano, il contributo esplora le specificità (locali e nazionali) e le relazioni economiche e politiche (anche sovranazionali) del progetto della deindustrializzazione. La configurazione territoriale bresciana permette di considerare vari ambiti in cui deve esprimersi l’azione progettuale. Il progetto nella deindustrializzazione, suggeriamo, dovrà cercare di confrontarsi non con una perdita e di riconoscere una disarticolazione fra pubblico e collettivo. All’interno di questa separazione, riscontriamo una socializzazione del danno dovuto alla deindustrializzazione che porta a nuove condizioni di publicness, caratterizzate dalla gestione collettiva della contaminazione (Industrie Caffaro e dell’Union Carbide/ex-Selca) o dal ritiro dell’industria nazionale e l’emergere del danno ecologico (idroelettrico).
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