Il contributo affronta la mobilità urbana come leva strutturale per città più sostenibili, sane ed eque, a partire dalla dicotomia corpo umano/automobile. Ripercorre velocemente come il Modernismo abbia sottratto spazio e centralità ai corpi umani nella città (passando da una scala pedonale a una motorizzata), il paradosso italiano — pioniere nella pedonalizzazione (Siena 1962, Bologna 1967) ma poi in ritardo rispetto al resto d'Europa — e una rassegna selezionata di politiche virtuose (tariffazione della sosta, zone a 30 km/h, riduzione dei parcheggi, il caso radicale di Pontevedra), sostenendo che nessuna politica di mobilità attiva è credibile senza un'intenzionalità politico-amministrativa per la riduzione strutturale del traffico veicolare privato.
Active mobility for a healthier urban future
Elena Dorato
2025
Abstract
Il contributo affronta la mobilità urbana come leva strutturale per città più sostenibili, sane ed eque, a partire dalla dicotomia corpo umano/automobile. Ripercorre velocemente come il Modernismo abbia sottratto spazio e centralità ai corpi umani nella città (passando da una scala pedonale a una motorizzata), il paradosso italiano — pioniere nella pedonalizzazione (Siena 1962, Bologna 1967) ma poi in ritardo rispetto al resto d'Europa — e una rassegna selezionata di politiche virtuose (tariffazione della sosta, zone a 30 km/h, riduzione dei parcheggi, il caso radicale di Pontevedra), sostenendo che nessuna politica di mobilità attiva è credibile senza un'intenzionalità politico-amministrativa per la riduzione strutturale del traffico veicolare privato.I documenti in SFERA sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


