Il saggio esamina le implicazioni ideologiche e culturali dello stile neo-bizantino nell'Afrique française du Nord, sostenendo che l'architettura coloniale funzionò come veicolo tanto di evangelizzazione quanto di dominio politico. Dalla prima trasformazione della Moschea Ketchaoua di Algeri nella cattedrale di Saint-Philippe, al progetto di Jean-Eugène Fromageau per Notre-Dame d'Afrique, fino alla cattedrale di Saint-Vincent-de-Paul a Tunisi di Louis Bonnet-Labranche, l'adozione delle forme romanico-bizantine rivela una strategia estetica deliberata: costruire una continuità visiva tra l'antichità cristiana del Nord Africa e la presenza francese moderna. Lo studio si concentra inoltre sul ruolo dei vescovi Louis-Antoine-Augustin Pavy e Charles-Martial-Allemand Lavigerie, il cui mecenatismo architettonico intrecciò missione religiosa, esplorazione archeologica e ideologia imperiale.
Bisanzio colonialista. Architettura neo-bizantina nell’Afrique française du Nord.
Lovino, F.
2026
Abstract
Il saggio esamina le implicazioni ideologiche e culturali dello stile neo-bizantino nell'Afrique française du Nord, sostenendo che l'architettura coloniale funzionò come veicolo tanto di evangelizzazione quanto di dominio politico. Dalla prima trasformazione della Moschea Ketchaoua di Algeri nella cattedrale di Saint-Philippe, al progetto di Jean-Eugène Fromageau per Notre-Dame d'Afrique, fino alla cattedrale di Saint-Vincent-de-Paul a Tunisi di Louis Bonnet-Labranche, l'adozione delle forme romanico-bizantine rivela una strategia estetica deliberata: costruire una continuità visiva tra l'antichità cristiana del Nord Africa e la presenza francese moderna. Lo studio si concentra inoltre sul ruolo dei vescovi Louis-Antoine-Augustin Pavy e Charles-Martial-Allemand Lavigerie, il cui mecenatismo architettonico intrecciò missione religiosa, esplorazione archeologica e ideologia imperiale.I documenti in SFERA sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


