Questo lavoro indaga i fondamenti filosofici della nozione di tecno-estetica, un termine introdotto da Gilbert Simondon in una lettera mai inviata a Jacques Derrida (1982). Muovendo dall’ipotesi che il «sentimento tecno-estetico» sia più originario tanto della contemplazione estetica quanto della funzionalità tecnica, il lavoro ne ricostruisce le radici ontologiche e fenomenologiche attraverso un confronto tra Simondon e Mikel Dufrenne. Da un punto di vista metodologico, esso propone uno studio comparativo nella storia della filosofia, integrando la teoria dell’individuazione di Simondon con la fenomenologia dell’esperienza estetica di Dufrenne, al fine di elaborare un quadro rinnovato capace di affrontare le trasformazioni tecniche contemporanee. L’Introduzione colloca Simondon all’interno della fenomenologia francese del dopoguerra e ne mette in evidenza la vicinanza intellettuale a Dufrenne e Merleau-Ponty. Di fronte alla crescente tecnologizzazione dell’esperienza, lo studio sostiene la necessità di una «riabilitazione ontologica del sensibile» quale via per contrastare l’an-estetizzazione della vita tecnica. Attraverso una lettura critica di Du mode d’existence des objets techniques e della Phénoménologie de l’expérience esthétique, definisce la tecno-estetica come una categoria capace di articolare la co-implicazione di sensibilità, immaginazione e tecnicità. Il Capitolo 1 – L’Oggetto Tecno-Estetico prende avvio dalla critica simondoniana allo schema ilemorfico, proponendo una concezione materialista della forma e dell’individuazione tecnica. In dialogo con la nozione dufrenniana dell’oggetto estetico come «quasi-soggetto», il capitolo definisce l’oggetto tecno-estetico come una configurazione materiale-affettiva dotata di autonomia espressiva e come supporto di «relazioni transindividuali». Il Capitolo 2 – Il Soggetto Tecno-Estetico esamina come la soggettività emerga attraverso mediazioni tecniche e invenzioni immaginative. La fenomenologia della percezione di Dufrenne viene reinterpretata alla luce di Imagination et Invention di Simondon, dove le immagini funzionano come quasi-organismi che mediano tra organismo e ambiente. L’immaginazione diviene così un operatore motorio-affettivo che fonda sia la soggettivazione sia l’invenzione. Il Capitolo 3 – Verso una Psico-Sociologia Tecno-Estetica estende l’analisi alla dimensione culturale e politica della tecnicità. Rileggendo le fasi della cultura in Simondon attraverso la nozione dufrenniana di «originario», interpreta la tecnofania come la rivelazione della struttura tecno-estetica dell’originario, in cui percezione, azione e desiderio costituiscono un campo motorio-affettivo continuo. La Conclusione propone la tecno-estetica come chiave per una nuova fenomenologia dell’esperienza, capace di riconoscere la tecnicità come costitutiva della sensibilità stessa. Radicando la continuità tra invenzione, immaginazione e percezione, la dissertazione ripensa la fenomenologia come pratica tecno-estetica: una forma di riflessione incarnata, allineata al gesto inventivo della tecnicità.
This dissertation investigates the philosophical foundations of techno-aesthetics, a term introduced by Gilbert Simondon in an unsent letter to Jacques Derrida (1982). Starting from the hypothesis that the «techno-aesthetic feeling» is more originary than both aesthetic contemplation and technical functionality, the work reconstructs its ontological and phenomenological roots through a comparison between Simondon and Mikel Dufrenne. Methodologically, it offers a comparative study in the history of philosophy, integrating Simondon’s theory of individuation with Dufrenne’s phenomenology of aesthetic experience to elaborate a renewed framework capable of addressing contemporary technical transformations. The Introduction situates Simondon within post-war French phenomenology and highlights his proximity to Dufrenne and Merleau-Ponty. In light of the increasing technologization of experience, the study argues for an «ontological rehabilitation of the sensible» as a way to counteract the an-aestheticization of technical life. Through a critical reading of Du mode d’existence des objets techniques and Phénoménologie de l’expérience esthétique, it defines techno-aesthetics as a category articulating the co-implication of sensibility, imagination, and technicity. Chapter 1 – The Techno-Aesthetic Object develops from Simondon’s critique of the hylomorphic schema, offering a materialist account of form and technical individuation. In dialogue with Dufrenne’s notion of the aesthetic object as a «quasi-subject», it defines the techno-aesthetic object as a material-affective configuration endowed with expressive autonomy and as a support of «transindividual relations». Chapter 2 – The Techno-Aesthetic Subject examines how subjectivity emerges through technical mediation and imaginative invention. Dufrenne’s phenomenology of perception is reinterpreted through Simondon’s Imagination et Invention, where images function as quasi-organisms mediating between organism and environment. Imagination becomes a motor-affective operator grounding both subjectivation and invention. Chapter 3 – Towards a Techno-Aesthetic Psycho-Sociology extends the analysis to the cultural and political dimension. Rereading Simondon’s phases of culture through Dufrenne’s notion of the «originary», it interprets technophany as the revelation of the techno-aesthetic structure of the originary, in which perception, action, and desire form a continuous motor-affective field. The Conclusion proposes techno-aesthetics as a key to a new phenomenology of experience that recognizes technicity as constitutive of sensibility. By grounding the continuity between invention, imagination, and perception, the dissertation rethinks phenomenology as a techno-aesthetic practice: an embodied form of reflection aligned with the inventive gesture of technicity.
On Techno-Aesthetics. Technology, Imagination, and Feeling Between Gilbert Simondon and Mikel Dufrenne
ZOPPIS, ANDREA
2026
Abstract
Questo lavoro indaga i fondamenti filosofici della nozione di tecno-estetica, un termine introdotto da Gilbert Simondon in una lettera mai inviata a Jacques Derrida (1982). Muovendo dall’ipotesi che il «sentimento tecno-estetico» sia più originario tanto della contemplazione estetica quanto della funzionalità tecnica, il lavoro ne ricostruisce le radici ontologiche e fenomenologiche attraverso un confronto tra Simondon e Mikel Dufrenne. Da un punto di vista metodologico, esso propone uno studio comparativo nella storia della filosofia, integrando la teoria dell’individuazione di Simondon con la fenomenologia dell’esperienza estetica di Dufrenne, al fine di elaborare un quadro rinnovato capace di affrontare le trasformazioni tecniche contemporanee. L’Introduzione colloca Simondon all’interno della fenomenologia francese del dopoguerra e ne mette in evidenza la vicinanza intellettuale a Dufrenne e Merleau-Ponty. Di fronte alla crescente tecnologizzazione dell’esperienza, lo studio sostiene la necessità di una «riabilitazione ontologica del sensibile» quale via per contrastare l’an-estetizzazione della vita tecnica. Attraverso una lettura critica di Du mode d’existence des objets techniques e della Phénoménologie de l’expérience esthétique, definisce la tecno-estetica come una categoria capace di articolare la co-implicazione di sensibilità, immaginazione e tecnicità. Il Capitolo 1 – L’Oggetto Tecno-Estetico prende avvio dalla critica simondoniana allo schema ilemorfico, proponendo una concezione materialista della forma e dell’individuazione tecnica. In dialogo con la nozione dufrenniana dell’oggetto estetico come «quasi-soggetto», il capitolo definisce l’oggetto tecno-estetico come una configurazione materiale-affettiva dotata di autonomia espressiva e come supporto di «relazioni transindividuali». Il Capitolo 2 – Il Soggetto Tecno-Estetico esamina come la soggettività emerga attraverso mediazioni tecniche e invenzioni immaginative. La fenomenologia della percezione di Dufrenne viene reinterpretata alla luce di Imagination et Invention di Simondon, dove le immagini funzionano come quasi-organismi che mediano tra organismo e ambiente. L’immaginazione diviene così un operatore motorio-affettivo che fonda sia la soggettivazione sia l’invenzione. Il Capitolo 3 – Verso una Psico-Sociologia Tecno-Estetica estende l’analisi alla dimensione culturale e politica della tecnicità. Rileggendo le fasi della cultura in Simondon attraverso la nozione dufrenniana di «originario», interpreta la tecnofania come la rivelazione della struttura tecno-estetica dell’originario, in cui percezione, azione e desiderio costituiscono un campo motorio-affettivo continuo. La Conclusione propone la tecno-estetica come chiave per una nuova fenomenologia dell’esperienza, capace di riconoscere la tecnicità come costitutiva della sensibilità stessa. Radicando la continuità tra invenzione, immaginazione e percezione, la dissertazione ripensa la fenomenologia come pratica tecno-estetica: una forma di riflessione incarnata, allineata al gesto inventivo della tecnicità.I documenti in SFERA sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


