La condizione di “crisi demografica” cui l'Italia – tra altre nazioni europee – è ormai soggetta impone un necessario ripensamento di alcune questioni strutturali del nostro vivere urbano. Il progressivo invecchiamento della popolazione, pur rappresentando un traguardo senza precedenti, ha ormai generato situazioni di disequilibrio sociale, economico e urbano. Tra le conseguenze di una crescente longevità vi è l'aumento della pressione sul sistema sanitario (sia come sovraccarico dei servizi, chiamati a far fronte alle esigenze di una popolazione che è più esposta a traumi, malattie e ai rischi di non autosufficienza, che in termini economici), l'entrata in crisi del modello di welfare consolidato durante il secolo scorso (principalmente in relazione allo squilibrio generazionale tra la popolazione lavorativamente attiva e coloro che, invece, hanno accesso a un reddito quasi esclusivamente attraverso i meccanismi redistributivi dei sistemi pensionistici) e inedite condizioni di vulnerabilità, cui si aggiungono “nuove povertà” non solo economiche, ma anche socio-relazionali e psico-affettive. Non da ultimo, il passare degli anni porta all'invecchiamento fisiologico non solo delle persone, ma anche dei contesti, degli edifici e delle abitazioni in cui queste vivono, rendendo l'offerta residenziale sempre più inadeguata, incapace di rispondere a esigenze dinamiche e mutevoli, oltre che spesso quantitativamente insufficiente a sopperire a una crescente domanda di mercato. A fronte di un quadro così articolato e urgente, diviene fondamentale ridefinire il ruolo che la disciplina Urbanistica potrebbe e dovrebbe assumere per agevolare le condizioni di vita quanto più autonoma, sicura e in salute della popolazione anziana in contesto urbano, divenendo essa stessa un vero e proprio strumento preventivo. All'aspetto medico, economico, politico e sociale tramite cui si sono tradizionalmente affrontate le sfide dell'invecchiamento è necessario affiancare quello urbano, imponendo nuove riflessioni disciplinari capaci di traguardare la riduttiva associazione “anziano-disabilità-superamento delle barriere architettoniche” o la sperimentazione di soluzioni tecnologiche alla mera scala abitativa. Gli spazi pubblici, collettivi, di connessione urbani e le loro caratteristiche si stanno consolidando, seppur lentamente, come importanti determinanti di salute, di qualità della vita e di invecchiamento attivo, concorrendo al mantenimento dell'autonomia fisica, intellettiva e sociale dell'anziano. Pertanto, la gestione di una popolazione sempre più longeva e bisognosa di sostegno si profila come un’importante sfida non solo sanitaria, sociale e politica, ma anche e soprattutto urbana. Una prova per le nostre città, per gli effetti che gli ormai consolidati modelli di strutturazione e diffusione urbana (in termini di abitabilità, di connettività e trasporti, di delocalizzazione delle polarità culturali, ricreative e commerciali, ecc.) hanno e avranno specialmente sugli anziani e sui gradi di “abitabilità anziana” del territorio. Una sfida per le ridotte disponibilità economiche che limitano e limiteranno le possibilità di implementazione progettuale, richiedendo ulteriori sforzi specie in termini di buona progettualità, concentrandosi sul recupero e sulla rifunzionalizzazione del patrimonio edilizio esistente e sulle qualità fondamentali dello spazio pubblico: accessibilità, inclusività e sicurezza. Infine, una sfida per gli effetti che l’invecchiamento stesso, insieme con le nuove dinamiche migratorie e altri cambiamenti socio-geo-politici in atto, avranno sulla concezione e sull’uso degli spazi pubblici, aggregativi e connettivi delle nostre città, così come sui modelli di residenzialità. A livello locale, spetta ai singoli territori e soprattutto alle città dover rispondere alle esigenze quotidiane di una popolazione anziana eterogenea e in costante crescita, che cerca risposte ai propri bisogni più immediati nelle strutture sanitarie e nei percorsi terapeutici, nell'offerta di alloggi fisicamente ed economicamente accessibili, nei sistemi di mobilità pubblica e attiva, nei servizi di assistenza domiciliare, nei luoghi dedicati a una socialità protetta e dedicata come sono, ad esempio, i “centri anziani” e certamente negli spazi pubblici. Anche alla luce degli esiti di numerose ricerche multi-discilonari e dei più recenti dati e proiezioni, mettere in atto politiche e azioni per garantire spazi pubblici, servizi e infrastrutture cittadine “a misura di anziano” e supportare così un invecchiamento attivo e in salute della popolazione rappresenta, oggi, una necessaria priorità. L'Urbanistica può giocare un ruolo fondamentale nel miglioramento delle condizioni di vita urbane degli anziani: promuovendo stili di vita attivi attraverso l'organizzazione del sistema viario e dei trasporti, incoraggiando la mobilità attiva e l'uso dei mezzi pubblici, assicurando sicurezza, accessibilità e autonomia nella fruizione degli spazi pubblici urbani, progettando strade, piazze, parchi, giardini in grado di rispondere alle esigenze di tutti, supportando attività ricreative, l'interazione sociale e il benessere della popolazione. Questo contributo indaga, pertanto, le molteplici relazioni e i fattori di influenza che intercorrono tra la cosiddetta “anzianità urbana” e le caratteristiche fisico-strutturali della città, con un'attenzione particolare alla qualità dell'abitare nei quartieri di edilizia residenziale pubblica sorti nel Secondo dopoguerra e che rappresentano, oggi, buona parte degli ambiti di prima periferia delle città medie italiane. A supporto di ciò, vengono presentati e discussi criticamente gli esiti di un percorso di ricerca condotto, parallelamente, in tre quartieri pilota della regione Emilia-Romagna (Italia): San Donato a Bologna, Ospizio a Reggio Emilia e Barco a Ferrara. In questi contesti, grazie alla collaborazione attiva di gruppi di convenienza di popolazione over65 principalmente residente in alloggi di edilizia popolare, si è sperimentato un percorso partecipato in più fasi (i) somministrazione di questionario qualitativo semi-strutturato per la rilevazione di abitudini e percezioni; ii) focus group per la discussione collettiva delle principali problematiche; iii) meta-progettazione partecipata) che ha permesso di giungere alla definizione di linee strategiche e proposte meta-progettuali capaci di meglio indirizzare interventi di adeguamento e trasformazione degli spazi pubblici verso le necessità reali della popolazione senior.

Les espaces urbains face au défi du vieillissement de la population. Réflexions et expériences de recherche en Émilie-Romagne (Italie)

Elena Dorato
2026

Abstract

La condizione di “crisi demografica” cui l'Italia – tra altre nazioni europee – è ormai soggetta impone un necessario ripensamento di alcune questioni strutturali del nostro vivere urbano. Il progressivo invecchiamento della popolazione, pur rappresentando un traguardo senza precedenti, ha ormai generato situazioni di disequilibrio sociale, economico e urbano. Tra le conseguenze di una crescente longevità vi è l'aumento della pressione sul sistema sanitario (sia come sovraccarico dei servizi, chiamati a far fronte alle esigenze di una popolazione che è più esposta a traumi, malattie e ai rischi di non autosufficienza, che in termini economici), l'entrata in crisi del modello di welfare consolidato durante il secolo scorso (principalmente in relazione allo squilibrio generazionale tra la popolazione lavorativamente attiva e coloro che, invece, hanno accesso a un reddito quasi esclusivamente attraverso i meccanismi redistributivi dei sistemi pensionistici) e inedite condizioni di vulnerabilità, cui si aggiungono “nuove povertà” non solo economiche, ma anche socio-relazionali e psico-affettive. Non da ultimo, il passare degli anni porta all'invecchiamento fisiologico non solo delle persone, ma anche dei contesti, degli edifici e delle abitazioni in cui queste vivono, rendendo l'offerta residenziale sempre più inadeguata, incapace di rispondere a esigenze dinamiche e mutevoli, oltre che spesso quantitativamente insufficiente a sopperire a una crescente domanda di mercato. A fronte di un quadro così articolato e urgente, diviene fondamentale ridefinire il ruolo che la disciplina Urbanistica potrebbe e dovrebbe assumere per agevolare le condizioni di vita quanto più autonoma, sicura e in salute della popolazione anziana in contesto urbano, divenendo essa stessa un vero e proprio strumento preventivo. All'aspetto medico, economico, politico e sociale tramite cui si sono tradizionalmente affrontate le sfide dell'invecchiamento è necessario affiancare quello urbano, imponendo nuove riflessioni disciplinari capaci di traguardare la riduttiva associazione “anziano-disabilità-superamento delle barriere architettoniche” o la sperimentazione di soluzioni tecnologiche alla mera scala abitativa. Gli spazi pubblici, collettivi, di connessione urbani e le loro caratteristiche si stanno consolidando, seppur lentamente, come importanti determinanti di salute, di qualità della vita e di invecchiamento attivo, concorrendo al mantenimento dell'autonomia fisica, intellettiva e sociale dell'anziano. Pertanto, la gestione di una popolazione sempre più longeva e bisognosa di sostegno si profila come un’importante sfida non solo sanitaria, sociale e politica, ma anche e soprattutto urbana. Una prova per le nostre città, per gli effetti che gli ormai consolidati modelli di strutturazione e diffusione urbana (in termini di abitabilità, di connettività e trasporti, di delocalizzazione delle polarità culturali, ricreative e commerciali, ecc.) hanno e avranno specialmente sugli anziani e sui gradi di “abitabilità anziana” del territorio. Una sfida per le ridotte disponibilità economiche che limitano e limiteranno le possibilità di implementazione progettuale, richiedendo ulteriori sforzi specie in termini di buona progettualità, concentrandosi sul recupero e sulla rifunzionalizzazione del patrimonio edilizio esistente e sulle qualità fondamentali dello spazio pubblico: accessibilità, inclusività e sicurezza. Infine, una sfida per gli effetti che l’invecchiamento stesso, insieme con le nuove dinamiche migratorie e altri cambiamenti socio-geo-politici in atto, avranno sulla concezione e sull’uso degli spazi pubblici, aggregativi e connettivi delle nostre città, così come sui modelli di residenzialità. A livello locale, spetta ai singoli territori e soprattutto alle città dover rispondere alle esigenze quotidiane di una popolazione anziana eterogenea e in costante crescita, che cerca risposte ai propri bisogni più immediati nelle strutture sanitarie e nei percorsi terapeutici, nell'offerta di alloggi fisicamente ed economicamente accessibili, nei sistemi di mobilità pubblica e attiva, nei servizi di assistenza domiciliare, nei luoghi dedicati a una socialità protetta e dedicata come sono, ad esempio, i “centri anziani” e certamente negli spazi pubblici. Anche alla luce degli esiti di numerose ricerche multi-discilonari e dei più recenti dati e proiezioni, mettere in atto politiche e azioni per garantire spazi pubblici, servizi e infrastrutture cittadine “a misura di anziano” e supportare così un invecchiamento attivo e in salute della popolazione rappresenta, oggi, una necessaria priorità. L'Urbanistica può giocare un ruolo fondamentale nel miglioramento delle condizioni di vita urbane degli anziani: promuovendo stili di vita attivi attraverso l'organizzazione del sistema viario e dei trasporti, incoraggiando la mobilità attiva e l'uso dei mezzi pubblici, assicurando sicurezza, accessibilità e autonomia nella fruizione degli spazi pubblici urbani, progettando strade, piazze, parchi, giardini in grado di rispondere alle esigenze di tutti, supportando attività ricreative, l'interazione sociale e il benessere della popolazione. Questo contributo indaga, pertanto, le molteplici relazioni e i fattori di influenza che intercorrono tra la cosiddetta “anzianità urbana” e le caratteristiche fisico-strutturali della città, con un'attenzione particolare alla qualità dell'abitare nei quartieri di edilizia residenziale pubblica sorti nel Secondo dopoguerra e che rappresentano, oggi, buona parte degli ambiti di prima periferia delle città medie italiane. A supporto di ciò, vengono presentati e discussi criticamente gli esiti di un percorso di ricerca condotto, parallelamente, in tre quartieri pilota della regione Emilia-Romagna (Italia): San Donato a Bologna, Ospizio a Reggio Emilia e Barco a Ferrara. In questi contesti, grazie alla collaborazione attiva di gruppi di convenienza di popolazione over65 principalmente residente in alloggi di edilizia popolare, si è sperimentato un percorso partecipato in più fasi (i) somministrazione di questionario qualitativo semi-strutturato per la rilevazione di abitudini e percezioni; ii) focus group per la discussione collettiva delle principali problematiche; iii) meta-progettazione partecipata) che ha permesso di giungere alla definizione di linee strategiche e proposte meta-progettuali capaci di meglio indirizzare interventi di adeguamento e trasformazione degli spazi pubblici verso le necessità reali della popolazione senior.
2026
9782385192310
anziani, quartieri di edilizia popolare, ricerca partecipata
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in SFERA sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11392/2632210
 Attenzione

Attenzione! I dati visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte dell'ateneo

Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact