Qualsiasi transizione energetica comporterà non solo cambiamenti radicali nella produzione energetica e nelle infrastrutture, ma avrà anche ripercussioni sui lavoratori di questi settori, sulle loro famiglie e sui territori e sulle comunità interessati (Pai et al., 2020; Healy & Barry, 2017). Come evidenziato dalla letteratura degli Environmental labour studies, i sindacati e i lavoratori non sono né oppositori né sostenitori naturali delle transizioni ecologiche (Kalt 2022), poichè il nesso tra relazioni industriali e sostenibilità ambientale è costruito socialmente, dipendendo dal tipo di istituzioni, rapporti di potere ed economia politica (Tomasetti 2020). È quindi fondamentale indagare i fattori e le condizioni contestuali che consentono loro di assumere il ruolo di attori della transizione climatica anziché di oppositori. Attraverso lo studio di caso della centrale a carbone Enel di Torrevaldaliga Nord (Civitavecchia, Roma), che nel 2019 soddisfaceva ben il 50% del fabbisogno di energia elettrica della regione Lazio e il 4% del consumo nazionale, questo articolo analizza alcuni dei fattori che possono spiegare come i sindacati possano assumere un ruolo trasformativo nella transizione ecologica. La mobilitazione per il futuro della centrale, iniziata nel 2019, anno in cui Enel comunicò la volontà della sua conversione dal carbone al metano, rappresenta un caso di studio emblematico a livello internazionale per la natura della sperimentazione dello “sciopero climatico operaio” e l’alleanza per la Giusta Transizione di attori eterogenei, quali sindacati e lavoratori, movimenti ecologisti, tecnici e amministratori locali. Il caso civitavecchiese è interessante per la forte partecipazione ‘dal basso’, per cui il fronte sindacale-ecologista è riuscito a mettere in discussione il piano di transizione al metano, che avrebbe comportato ben poche prospettive di decarbonizzazione, congiuntamente ad una forte riduzione dei posti di lavoro, promuovendo la progettazione alternativa di un parco eolico galleggiante al largo di Civitavecchia, avallato prima dalla Regione Lazio e poi autorizzato dal Ministero dell’Ambiente nel marzo 2024. D’altro canto, questo caso mostra anche come l’inerzia istituzionale, in particolare del governo centrale, e il mutato contesto internazionale possano incidere sostantivamente sull’evoluzione dei processi di transizione giusta bottom-up.
Transizione giusta vs economia fossile: lo sciopero climatico operaio a Civitavecchia
V. Asara
Primo
;M. CaligariSecondo
;
2026
Abstract
Qualsiasi transizione energetica comporterà non solo cambiamenti radicali nella produzione energetica e nelle infrastrutture, ma avrà anche ripercussioni sui lavoratori di questi settori, sulle loro famiglie e sui territori e sulle comunità interessati (Pai et al., 2020; Healy & Barry, 2017). Come evidenziato dalla letteratura degli Environmental labour studies, i sindacati e i lavoratori non sono né oppositori né sostenitori naturali delle transizioni ecologiche (Kalt 2022), poichè il nesso tra relazioni industriali e sostenibilità ambientale è costruito socialmente, dipendendo dal tipo di istituzioni, rapporti di potere ed economia politica (Tomasetti 2020). È quindi fondamentale indagare i fattori e le condizioni contestuali che consentono loro di assumere il ruolo di attori della transizione climatica anziché di oppositori. Attraverso lo studio di caso della centrale a carbone Enel di Torrevaldaliga Nord (Civitavecchia, Roma), che nel 2019 soddisfaceva ben il 50% del fabbisogno di energia elettrica della regione Lazio e il 4% del consumo nazionale, questo articolo analizza alcuni dei fattori che possono spiegare come i sindacati possano assumere un ruolo trasformativo nella transizione ecologica. La mobilitazione per il futuro della centrale, iniziata nel 2019, anno in cui Enel comunicò la volontà della sua conversione dal carbone al metano, rappresenta un caso di studio emblematico a livello internazionale per la natura della sperimentazione dello “sciopero climatico operaio” e l’alleanza per la Giusta Transizione di attori eterogenei, quali sindacati e lavoratori, movimenti ecologisti, tecnici e amministratori locali. Il caso civitavecchiese è interessante per la forte partecipazione ‘dal basso’, per cui il fronte sindacale-ecologista è riuscito a mettere in discussione il piano di transizione al metano, che avrebbe comportato ben poche prospettive di decarbonizzazione, congiuntamente ad una forte riduzione dei posti di lavoro, promuovendo la progettazione alternativa di un parco eolico galleggiante al largo di Civitavecchia, avallato prima dalla Regione Lazio e poi autorizzato dal Ministero dell’Ambiente nel marzo 2024. D’altro canto, questo caso mostra anche come l’inerzia istituzionale, in particolare del governo centrale, e il mutato contesto internazionale possano incidere sostantivamente sull’evoluzione dei processi di transizione giusta bottom-up.I documenti in SFERA sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


