Le popolazioni di fauna selvatica sono sempre più minacciate da diverse pressioni antropiche, tra cui riscaldamento globale, modificazione degli habitat, inquinamento, sovrasfruttamento e disturbo diretto, che agiscono su scale spaziali e temporali differenti. Queste pressioni si sono intensificate negli ultimi decenni e sono destinate ad aumentare ulteriormente. Comprendere i meccanismi attraverso cui le attività umane influenzano la fauna è essenziale per una gestione efficace della conservazione. Tuttavia, le diverse pressioni sono spesso studiate separatamente e i loro effetti combinati restano poco chiari. Allo stesso tempo, la dimensione umana della conservazione è fondamentale, poiché atteggiamenti e credenze delle persone plasmano comportamenti che possono influire sulla fauna. In questa tesi ho analizzato gli effetti delle attività umane sull’ecologia e sul comportamento dei mammiferi a varie scale spaziali e temporali, adottando un approccio interdisciplinare che integra prospettive ecologiche, comportamentali e sociali per comprendere a fondo le interazioni uomo-fauna. Ho inizialmente studiato gli effetti su scala globale attraverso una revisione della letteratura scientifica sugli effetti delle attività ricreative sui mammiferi selvatici. La revisione ha evidenziato effetti negativi diffusi, riportati nel 74% degli studi, e marcati bias geografici e tassonomici. Per orientare la ricerca futura, ho identificato caratteristiche dei disegni di studio associate a effetti negativi sulla fauna, mostrando che i tratti ormonali e metabolici e l’uso di animali marcati permettono di rilevare meglio gli impatti della ricreazione. Successivamente, ho esaminato gli effetti del pascolo domestico e della ricreazione sullo stambecco alpino (Capra ibex), una specie già influenzata dal riscaldamento globale. Ho studiato la selezione dell’habitat sotto pressione antropica utilizzando una funzione di selezione delle risorse basata su dati spaziali raccolti in due estati in una valle alpina del Parco Nazionale Gran Paradiso (Italia). L’attività di pascolo e le attività ricreative si sono sommate agli effetti del riscaldamento globale, poiché gli stambecchi selezionavano pascoli più poveri sia nei giorni più caldi sia in presenza di elevata pressione umana. Questa analisi integrata ha migliorato la comprensione degli stressori climatici e antropici cumulativi su una specie adattata al freddo. Ho poi esaminato la dimensione umana di queste domande conducendo un sondaggio tra i visitatori della stessa area protetta. Precedenti esperienze con la fauna e precedenti esperienze nel Parco sono risultate i predittori più forti di atteggiamenti e credenze sugli impatti della ricreazione, che a loro volta influenzavano fortemente il comportamento delle persone verso la fauna. Infine, ho analizzato come le attività umane influenzino i ritmi di attività del cinghiale (Sus scrofa) in Europa. Utilizzando dati raccolti lungo ampi gradienti di clima, fotoperiodo, uso del suolo, presenza di predatori e attività umane, ho rilevato che caccia, illuminazione artificiale notturna e altre variabili influenzavano significativamente sia l’inizio sia la durata dell’attività. Ciò suggerisce che i cinghiali regolino in modo flessibile i propri ritmi di attività per far fronte ai disturbi antropici, con implicazioni pratiche per la gestione. Complessivamente, i miei risultati contribuiscono a comprendere i meccanismi attraverso cui le pressioni antropiche influenzano la fauna. Lo studio di molteplici stressori su diverse scale ha fornito indicazioni utili per ridurre gli impatti umani. La tesi evidenzia la necessità di integrare dimensioni ecologiche e umane per mitigare le pressioni antropiche in un mondo in rapido cambiamento.
Wildlife populations are increasingly threatened by multiple anthropogenic pressures, including global warming, habitat modification, pollution, overexploitation, and direct human disturbance, acting across spatial and temporal scales. These pressures have intensified in recent decades and are expected to increase further. Understanding the mechanisms through which human activities influence wildlife is essential for effective conservation management. However, different pressures are often studied separately, and their combined effects remain unclear. At the same time, the human dimension of conservation is crucial, as people’s attitudes and beliefs shape their behaviours that ultimately can impact wildlife. In this thesis, I investigated the effects of direct human activities on mammal ecology and behaviour across a range of spatial and temporal scales, adopting an interdisciplinary approach that integrates ecological, behavioural, and social sciences to gain a thorough understanding of human-wildlife interactions. I first focused on global patterns by reviewing scientific literature on the effects of recreational activities on wild mammals. The review showed widespread negative effects, reported in 74% of studies, and revealed strong geographical and taxonomic biases. To guide future research, I identified study design features associated with negative effects on wildlife, showing that hormonal and metabolic traits and the use of tagged animals can better detect the effects of recreation. Building on this, I examined the effects of livestock grazing and recreation on Alpine ibex (Capra ibex), a species already affected by global warming. I studied habitat selection under human pressures through a resource selection function using spatial data collected over two summers in an Alpine valley of Gran Paradiso National Park (Italy). Livestock husbandry and recreation summed to the consequences of warming, as ibex selected poorer meadows both on warmer days and under high human pressure. This integrated analysis improved the understanding of cumulative climatic and anthropogenic stressors on a cold-adapted species. I then explored the human dimension of these questions by conducting a survey on visitors of the same protected area. Previous wildlife experience and experience in the Park were the strongest predictors of attitudes and beliefs about recreation impacts, which in turn strongly influenced people’s behaviour toward wildlife. Finally, I examined how human activities affect activity patterns of wild boar (Sus scrofa) across Europe. Using data across broad gradients in climate, photoperiod, land use, predator presence, and human activity, I found that hunting, artificial lights at night, and other variables significantly influenced both the onset and duration of activity. This suggests that wild boars flexibly adjust the timing of activity to better cope with human disturbances, suggesting practical management implications. Overall, my findings contribute to understanding the mechanisms through which anthropogenic pressures affect wildlife. Studying multiple stressors across scales provided insights for reducing human impacts. The thesis highlights the need to integrate ecological and human dimensions to mitigate anthropogenic pressures in a rapidly changing world.
Behavioural responses of large mammals to anthropogenic and environmental stressors
SGANZERLA, FRANCESCO
2026
Abstract
Le popolazioni di fauna selvatica sono sempre più minacciate da diverse pressioni antropiche, tra cui riscaldamento globale, modificazione degli habitat, inquinamento, sovrasfruttamento e disturbo diretto, che agiscono su scale spaziali e temporali differenti. Queste pressioni si sono intensificate negli ultimi decenni e sono destinate ad aumentare ulteriormente. Comprendere i meccanismi attraverso cui le attività umane influenzano la fauna è essenziale per una gestione efficace della conservazione. Tuttavia, le diverse pressioni sono spesso studiate separatamente e i loro effetti combinati restano poco chiari. Allo stesso tempo, la dimensione umana della conservazione è fondamentale, poiché atteggiamenti e credenze delle persone plasmano comportamenti che possono influire sulla fauna. In questa tesi ho analizzato gli effetti delle attività umane sull’ecologia e sul comportamento dei mammiferi a varie scale spaziali e temporali, adottando un approccio interdisciplinare che integra prospettive ecologiche, comportamentali e sociali per comprendere a fondo le interazioni uomo-fauna. Ho inizialmente studiato gli effetti su scala globale attraverso una revisione della letteratura scientifica sugli effetti delle attività ricreative sui mammiferi selvatici. La revisione ha evidenziato effetti negativi diffusi, riportati nel 74% degli studi, e marcati bias geografici e tassonomici. Per orientare la ricerca futura, ho identificato caratteristiche dei disegni di studio associate a effetti negativi sulla fauna, mostrando che i tratti ormonali e metabolici e l’uso di animali marcati permettono di rilevare meglio gli impatti della ricreazione. Successivamente, ho esaminato gli effetti del pascolo domestico e della ricreazione sullo stambecco alpino (Capra ibex), una specie già influenzata dal riscaldamento globale. Ho studiato la selezione dell’habitat sotto pressione antropica utilizzando una funzione di selezione delle risorse basata su dati spaziali raccolti in due estati in una valle alpina del Parco Nazionale Gran Paradiso (Italia). L’attività di pascolo e le attività ricreative si sono sommate agli effetti del riscaldamento globale, poiché gli stambecchi selezionavano pascoli più poveri sia nei giorni più caldi sia in presenza di elevata pressione umana. Questa analisi integrata ha migliorato la comprensione degli stressori climatici e antropici cumulativi su una specie adattata al freddo. Ho poi esaminato la dimensione umana di queste domande conducendo un sondaggio tra i visitatori della stessa area protetta. Precedenti esperienze con la fauna e precedenti esperienze nel Parco sono risultate i predittori più forti di atteggiamenti e credenze sugli impatti della ricreazione, che a loro volta influenzavano fortemente il comportamento delle persone verso la fauna. Infine, ho analizzato come le attività umane influenzino i ritmi di attività del cinghiale (Sus scrofa) in Europa. Utilizzando dati raccolti lungo ampi gradienti di clima, fotoperiodo, uso del suolo, presenza di predatori e attività umane, ho rilevato che caccia, illuminazione artificiale notturna e altre variabili influenzavano significativamente sia l’inizio sia la durata dell’attività. Ciò suggerisce che i cinghiali regolino in modo flessibile i propri ritmi di attività per far fronte ai disturbi antropici, con implicazioni pratiche per la gestione. Complessivamente, i miei risultati contribuiscono a comprendere i meccanismi attraverso cui le pressioni antropiche influenzano la fauna. Lo studio di molteplici stressori su diverse scale ha fornito indicazioni utili per ridurre gli impatti umani. La tesi evidenzia la necessità di integrare dimensioni ecologiche e umane per mitigare le pressioni antropiche in un mondo in rapido cambiamento.I documenti in SFERA sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


