La morte di Giulio Regeni ha sollecitato il mondo accademico ad una riflessione sulle modalità con le quali vengono pianificate e monitorate le missioni all’estero, siano per studio, ricerca o lavoro. Nel 2016 l’Università di Trieste per prima, in collaborazione poi con l’Università di Ferrara e altri soggetti che operano nell’ambito della gestione del rischio, hanno avviato un percorso di ricerca finalizzato a migliorare la gestione e comunicazione di queste informazioni, anche in emergenza. Dopo avere indagato lo stato dell’arte, la rete dei soggetti di riferimento e proposto procedure (in parallelo allo svolgimento di una intensa attività di divulgazione, attraverso pubblicazioni, convegni e contatti finalizzati anche all’adozione di linee guida ministeriali) la complessità degli scenari da gestire, in termini di procedure ma anche di rischi ed emergenze di riferimento, ha mostrato la scarsa efficacia di una comunicazione basata su strumenti tradizionali (check-list, manuali, video) che non consentono di valutare l’impatto sul singolo e quindi si prestano ad essere ignorati o disattesi. Allo scopo di sperimentare nuove metodiche, capaci di mettere al centro le comunità e la loro capacità di social networking, e spostando il focus dall’informazione diretta all’apomediazione, è stato deciso un cambio di prospettiva, interpretando i casi e procedure ma non più in preparazione di un viaggio bensì in fase di accoglienza nel nostro Paese, così da verificare sul campo quali dati o servizi utili non vengono forniti e quali si pensa di avere correttamente progettato ma non sono intercettati o capiti. La comunicazione di salute, sicurezza e di potenziali situazioni di emergenza presenta componenti percettive e culturali, altre dipendenti dal singolo scenario di riferimento, dal mezzo scelto e dalla comprensibilità del messaggio da parte dell’utente (connesse anche a bias sociali, di genere o legati alla disabilità), cui gli strumenti dell’interaction e del communication design possono dare un valido contributo.

Salute e sicurezza in viaggio. Comunicare rischi, emergenze e servizi di supporto a chi arriva e a chi parte

Coccagna Maddalena
Primo
Writing – Original Draft Preparation
;
2025

Abstract

La morte di Giulio Regeni ha sollecitato il mondo accademico ad una riflessione sulle modalità con le quali vengono pianificate e monitorate le missioni all’estero, siano per studio, ricerca o lavoro. Nel 2016 l’Università di Trieste per prima, in collaborazione poi con l’Università di Ferrara e altri soggetti che operano nell’ambito della gestione del rischio, hanno avviato un percorso di ricerca finalizzato a migliorare la gestione e comunicazione di queste informazioni, anche in emergenza. Dopo avere indagato lo stato dell’arte, la rete dei soggetti di riferimento e proposto procedure (in parallelo allo svolgimento di una intensa attività di divulgazione, attraverso pubblicazioni, convegni e contatti finalizzati anche all’adozione di linee guida ministeriali) la complessità degli scenari da gestire, in termini di procedure ma anche di rischi ed emergenze di riferimento, ha mostrato la scarsa efficacia di una comunicazione basata su strumenti tradizionali (check-list, manuali, video) che non consentono di valutare l’impatto sul singolo e quindi si prestano ad essere ignorati o disattesi. Allo scopo di sperimentare nuove metodiche, capaci di mettere al centro le comunità e la loro capacità di social networking, e spostando il focus dall’informazione diretta all’apomediazione, è stato deciso un cambio di prospettiva, interpretando i casi e procedure ma non più in preparazione di un viaggio bensì in fase di accoglienza nel nostro Paese, così da verificare sul campo quali dati o servizi utili non vengono forniti e quali si pensa di avere correttamente progettato ma non sono intercettati o capiti. La comunicazione di salute, sicurezza e di potenziali situazioni di emergenza presenta componenti percettive e culturali, altre dipendenti dal singolo scenario di riferimento, dal mezzo scelto e dalla comprensibilità del messaggio da parte dell’utente (connesse anche a bias sociali, di genere o legati alla disabilità), cui gli strumenti dell’interaction e del communication design possono dare un valido contributo.
2025
9791223284285
Viaggio, salute, sicurezza
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