PREMESSA Il successo angiografico di un’angioplastica coronarica (PCI) è spesso associato a un risultato subottimale dal punto di vista fisiologico. Ottenere una FFR ottimale dopo la PCI è un obiettivo da perseguire, risultando associato ad una ridotta incidenza di eventi avversi cardiovascolari4,5. Tuttavia, se una PCI guidata dalla fisiologia coronarica risulti superiori all’angiografia convenzionale nell’ottenere dei valori ottimali di FFR post-PCI rimane un tema di dibattito. OBIETTIVI Valutare se l’angioplastica guidata dalla fisiologia coronarica basata sul Quantitative Flow Ratio (QFR) o sulla Fractional Flow Reserve (FFR), sia superiore all’angioplastica guidata dall’angiografia convenzionale nell’ottenere un risultato funzionalmente ottimale dopo la PCI. METODI I trial randomizzati controllati AQVA e AQVA II confrontano strategie di rivascolarizzazione coronarica guidata dalla fisiologia rispetto a PCI basate sull’angiografia convenzionale. Nel trial AQVA, 300 pazienti (356 vasi analizzati) sono stati randomizzati a una PCI guidata dalla QFR oppure a una PCI guidata dall’angiografia. L’endpoint primario è rappresentato dal tasso di QFR subottimali (< 0.90) al termine della procedura di PCI. Nel trial AQVA II, 305 pazienti (331 vasi analizzati) sottoposto a una procedure di angioplastica complessa (CHIPs), sono stati randomizzati 2:1 a PCI guidata dalla fisiologia coronarica oppure dall’angiografia convenzionale; l’endopoint primario è rappresentato dal valore di FFR post-angioplastica (>0.86 considerato ottimale). RISULTATI Entrambi gli studi hanno dimostrato un miglioramento significativo dei risultati fisiologici post-PCI utilizzando strategie guidate dalla fisiologia. Nello studio AQVA, un QFR post-PCI subottimale si è verificato meno frequentemente nel gruppo QFR-guidato (6,6%) rispetto al gruppo guidato dall’angiografia (15,1%; P = 0,009). Nello studio AQVA-II, un valore di FFR post-PCI ottimale è stato raggiunto più spesso nel gruppo con PCI guidata dalla fisiologia rispetto a quello guidato dall’angiografia (77% vs 54%; P < 0,0001). Non sono state osservate differenze significative tra FFR derivata dall’angiografia e FFR derivata da microcatetere, confermandone la non inferiorità. In entrambi gli studi, gli approcci basati sulla fisiologia hanno teso a ottimizzare la selezione degli stent riducendo al minimo gli impianti non necessari. CONCLUSIONI Gli studi AQVA e AQVA-II hanno dimostrato in modo coerente la superiorità della PCI guidata dalla fisiologia, sia mediante QFR sia tramite misurazioni FFR, rispetto alla PCI guidata dall’angiografia nel raggiungere risultati fisiologici ottimali dopo l’intervento. Queste evidenze supportano l’integrazione routinaria della fisiologia coronarica nella pianificazione della PCI, al fine di migliorare la precisione procedurale e, potenzialmente, gli esiti a lungo termine. Saranno necessari studi più ampi basati su endpoint clinici per confermare tali benefici.
BACKGROUND Angiographically successful PCIs are often physiologically suboptimal1,2. Achieving an optimal post–percutaneous coronary intervention (PCI) fractional flow reserve (FFR) should be pursued, as it is associated with a lower incidence of adverse cardiovascular events4,5. Nevertheless, whether coronary physiology–guided PCI is superior to conventional angiography in consistently attaining optimal post-PCI FFR values remains a matter of debate. OBJECTIVES To assess whether physiology-based PCI—using angiography-derived quantitative flow ratio (QFR) or fractional flow reserve (FFR), including microcatheter-derived FFR—is superior to conventional angiography-guided PCI in achieving optimal post-PCI physiological outcomes. METHODS The AQVA and AQVA-II randomized controlled trials compared physiology-guided strategies to standard angiography-based PCI. In the AQVA trial, 300 patients (356 study vessels) were randomized to QFR-based virtual PCI or angiography-guided PCI, with the primary endpoint being the rate of suboptimal post-PCI QFR (<0.90). In the AQVA-II study, 305 patients (331 vessels) undergoing complex high-risk indicated procedures (CHIPs) were randomized 2:1 to physiology- or angiography-guided PCI; the primary endpoint was post-PCI FFR (>0.86 considered optimal). RESULTS Both studies demonstrated significant improvements in post-PCI physiological results with physiology-guided strategies. In AQVA, suboptimal post-PCI QFR occurred less frequently in the QFR-based PCI group (6.6%) than in the angiography-based group (15.1%; P = 0.009). In AQVA-II, optimal post-PCI FFR was achieved more often with physiology-guided PCI than with angiography alone (77% vs 54%; P < 0.0001). No significant differences were observed between angiography- and microcatheter-derived FFR guidance, confirming noninferiority. Across both studies, physiology-based approaches tended to optimize stent selection while minimizing unnecessary implantation. CONCLUSIONS The AQVA and AQVA-II trials consistently demonstrated the superiority of physiology-based PCI—whether through QFR or FFR guidance—over angiography-guided PCI in achieving optimal post-PCI physiological outcomes. These findings support the integration of physiology-derived indices into routine PCI planning to improve procedural precision and potentially long-term outcomes, warranting confirmation in larger outcome-driven studies.
PHYSIOLOGY TO GUIDE PCI: WHAT AQVA TRIALS TAUGHT US
VERARDI, Filippo Maria
2026
Abstract
PREMESSA Il successo angiografico di un’angioplastica coronarica (PCI) è spesso associato a un risultato subottimale dal punto di vista fisiologico. Ottenere una FFR ottimale dopo la PCI è un obiettivo da perseguire, risultando associato ad una ridotta incidenza di eventi avversi cardiovascolari4,5. Tuttavia, se una PCI guidata dalla fisiologia coronarica risulti superiori all’angiografia convenzionale nell’ottenere dei valori ottimali di FFR post-PCI rimane un tema di dibattito. OBIETTIVI Valutare se l’angioplastica guidata dalla fisiologia coronarica basata sul Quantitative Flow Ratio (QFR) o sulla Fractional Flow Reserve (FFR), sia superiore all’angioplastica guidata dall’angiografia convenzionale nell’ottenere un risultato funzionalmente ottimale dopo la PCI. METODI I trial randomizzati controllati AQVA e AQVA II confrontano strategie di rivascolarizzazione coronarica guidata dalla fisiologia rispetto a PCI basate sull’angiografia convenzionale. Nel trial AQVA, 300 pazienti (356 vasi analizzati) sono stati randomizzati a una PCI guidata dalla QFR oppure a una PCI guidata dall’angiografia. L’endpoint primario è rappresentato dal tasso di QFR subottimali (< 0.90) al termine della procedura di PCI. Nel trial AQVA II, 305 pazienti (331 vasi analizzati) sottoposto a una procedure di angioplastica complessa (CHIPs), sono stati randomizzati 2:1 a PCI guidata dalla fisiologia coronarica oppure dall’angiografia convenzionale; l’endopoint primario è rappresentato dal valore di FFR post-angioplastica (>0.86 considerato ottimale). RISULTATI Entrambi gli studi hanno dimostrato un miglioramento significativo dei risultati fisiologici post-PCI utilizzando strategie guidate dalla fisiologia. Nello studio AQVA, un QFR post-PCI subottimale si è verificato meno frequentemente nel gruppo QFR-guidato (6,6%) rispetto al gruppo guidato dall’angiografia (15,1%; P = 0,009). Nello studio AQVA-II, un valore di FFR post-PCI ottimale è stato raggiunto più spesso nel gruppo con PCI guidata dalla fisiologia rispetto a quello guidato dall’angiografia (77% vs 54%; P < 0,0001). Non sono state osservate differenze significative tra FFR derivata dall’angiografia e FFR derivata da microcatetere, confermandone la non inferiorità. In entrambi gli studi, gli approcci basati sulla fisiologia hanno teso a ottimizzare la selezione degli stent riducendo al minimo gli impianti non necessari. CONCLUSIONI Gli studi AQVA e AQVA-II hanno dimostrato in modo coerente la superiorità della PCI guidata dalla fisiologia, sia mediante QFR sia tramite misurazioni FFR, rispetto alla PCI guidata dall’angiografia nel raggiungere risultati fisiologici ottimali dopo l’intervento. Queste evidenze supportano l’integrazione routinaria della fisiologia coronarica nella pianificazione della PCI, al fine di migliorare la precisione procedurale e, potenzialmente, gli esiti a lungo termine. Saranno necessari studi più ampi basati su endpoint clinici per confermare tali benefici.I documenti in SFERA sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


