Tra il 2019 e il 2025 il salario annuo di un insegnante con 18-24 anni di servizio ha perso 2.308 euro di potere d’acquisto. Un operaio metalmeccanico ha visto il proprio stipendio reale diminuire dell’8%, un dato senza paragoni tra i grandi Paesi europei. Un quadro con una retribuzione inferiore ai 40.000 euro ha subito un incremento di imposte pari a quasi 900 euro all’anno. Non sono casi isolati, ma un fenomeno che ha colpito milioni di lavoratori: negli anni in cui l’Italia ha visto crescere il PIL, aumentare l’occupazione e migliorare molti indicatori macroeconomici, sono molti coloro che hanno sperimentato un impoverimento silenzioso. L’inflazione ha colpito tutti, ma non allo stesso modo: il lavoro dipendente ha pagato più di altri, stretto tra rinnovi contrattuali in ritardo e un sistema fiscale che, attraverso il fiscal drag, ha drenato risorse senza dichiararlo. Gli autori analizzano con rigore i meccanismi che hanno trasferito reddito al lavoro allo Stato e ai profitti, mostrando come la perdita di potere d’acquisto non sia un incidente temporaneo ma il risultato di scelte politiche precise. Salari stagnanti, contrattazione indebolita, interventi fiscali parziali e regressivi compongono un quadro che riguarda operai, insegnanti, impiegati, pensionati: una maggioranza sociale perlopiù esclusa dalla narrazione dei «tempi buoni». Alla luce di dati puntuali e con argomentazioni articolate, il libro smonta le illusioni e mette al centro una questione decisiva per la democrazia economica del Paese. Perché quando l’inflazione passa ma i salari non recuperano, la politica economica smette di essere neutrale. E il costo, prima o poi, lo paghiamo tutti.
Il prezzo nascosto. lavoro, salari e fisco nell'Italia dell'inflazione
Leonzio Giuseppe Rizzo
Secondo
Writing – Review & Editing
;Marco Leonardi
Primo
Writing – Review & Editing
2026
Abstract
Tra il 2019 e il 2025 il salario annuo di un insegnante con 18-24 anni di servizio ha perso 2.308 euro di potere d’acquisto. Un operaio metalmeccanico ha visto il proprio stipendio reale diminuire dell’8%, un dato senza paragoni tra i grandi Paesi europei. Un quadro con una retribuzione inferiore ai 40.000 euro ha subito un incremento di imposte pari a quasi 900 euro all’anno. Non sono casi isolati, ma un fenomeno che ha colpito milioni di lavoratori: negli anni in cui l’Italia ha visto crescere il PIL, aumentare l’occupazione e migliorare molti indicatori macroeconomici, sono molti coloro che hanno sperimentato un impoverimento silenzioso. L’inflazione ha colpito tutti, ma non allo stesso modo: il lavoro dipendente ha pagato più di altri, stretto tra rinnovi contrattuali in ritardo e un sistema fiscale che, attraverso il fiscal drag, ha drenato risorse senza dichiararlo. Gli autori analizzano con rigore i meccanismi che hanno trasferito reddito al lavoro allo Stato e ai profitti, mostrando come la perdita di potere d’acquisto non sia un incidente temporaneo ma il risultato di scelte politiche precise. Salari stagnanti, contrattazione indebolita, interventi fiscali parziali e regressivi compongono un quadro che riguarda operai, insegnanti, impiegati, pensionati: una maggioranza sociale perlopiù esclusa dalla narrazione dei «tempi buoni». Alla luce di dati puntuali e con argomentazioni articolate, il libro smonta le illusioni e mette al centro una questione decisiva per la democrazia economica del Paese. Perché quando l’inflazione passa ma i salari non recuperano, la politica economica smette di essere neutrale. E il costo, prima o poi, lo paghiamo tutti.I documenti in SFERA sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


