Il tema della formazione degli insegnanti in Italia ritorna ciclicamente di attualità. Ogniqualvolta a livello ministeriale viene annunciata una rilevante modifica nelle modalità di formazione e reclutamento della classe docente, il dibattito torna ad animare il confronto pubblico, non circostanziato ai soli “addetti ai lavori” (pedagogisti, insegnanti, dirigenti scolastici e formatori). Purtroppo, in occasione dei recenti interventi, e il riferimento è al DPCM 04.08.23, il Legislatore non ha ravvisato la necessità di fornire l’insegnante di quell’equipaggiamento teorico per potenziare l’efficacia del proprio agire didattico nei contesti di istruzione degli adulti. Contesti, all’interno dei quali tutti gli insegnanti (a prescindere dall’ordine e dal grado) possono essere chiamati in servizio. Al netto della rilevanza di arricchire la formazione del futuro insegnante di competenze di carattere culturale, didattico-disciplinare, psicopedagogico, riflessivo e inclusivo, non è presente, in questo asse formativo nessuna curvatura verso quelle peculiarità (identitarie e processuali) che caratterizzano l’adulto che apprende. Da qui l’urgenza di irrobustire la cultura andragogica del futuro abilitato, relativa a quel complesso di teorie, modelli di relazione formativa e tecniche didattiche che, all’interno della riflessione generale sull’educazione, inquadrano le specificità dei processi di apprendimento in età adulta e i metodi per il loro efficientamento (Knowles, 2005). Carl Rogers (1969) ci fornisce un primo modello ideale di docente impegnato nell’istruzione degli adulti: una figura professionale che, mutuati aspetti provenienti dalla psicoterapia e dal counselling, da istruttore di contenuti diviene facilitatore di apprendimenti. L’interpretazione rogersiana ha fatto da apripista alla successiva elaborazione di una serie di profili ideali di docente-facilitatore, esperto di Educazione degli adulti. Generatisi all’interno di una tradizione epistemologica facente riferimento al pensiero pedagogico di Paulo Freire (1970) e Jack Mezirow (1978), questi modelli concordano sull’esigenza di favorire lo sviluppo del pensiero critico nei contesti di apprendimento di cui gli adulti fanno esperienza (Brookfield, 2015; Cranton, 2006). Riteniamo che un rafforzamento della presenza problematizzatrice della Pedagogia, recante con sé istanze provenienti dall’Educazione degli adulti come pista di ricerca priviligiata, possa configurarsi come un antidoto contro le derive neoliberiste che sembrano condizionare lo sviluppo dei sistemi di istruzione. L’Educazione degli adulti, nel dotare il docente abilitato di una serie di strumenti interpretativi e operativi tali da supportare il suo operato in una pluralità di contesti in cui è chiamato ad operare, può inoltre contribuire ad offrire all'adulto che apprende risposte logiche e puntuali, intenzionalmente progettate e metodologicamente funzionali per poterne favorire le istanze di sviluppo individuale.

Competenze andragogiche e profilo professionale docente

Andrea Bignardi
In corso di stampa

Abstract

Il tema della formazione degli insegnanti in Italia ritorna ciclicamente di attualità. Ogniqualvolta a livello ministeriale viene annunciata una rilevante modifica nelle modalità di formazione e reclutamento della classe docente, il dibattito torna ad animare il confronto pubblico, non circostanziato ai soli “addetti ai lavori” (pedagogisti, insegnanti, dirigenti scolastici e formatori). Purtroppo, in occasione dei recenti interventi, e il riferimento è al DPCM 04.08.23, il Legislatore non ha ravvisato la necessità di fornire l’insegnante di quell’equipaggiamento teorico per potenziare l’efficacia del proprio agire didattico nei contesti di istruzione degli adulti. Contesti, all’interno dei quali tutti gli insegnanti (a prescindere dall’ordine e dal grado) possono essere chiamati in servizio. Al netto della rilevanza di arricchire la formazione del futuro insegnante di competenze di carattere culturale, didattico-disciplinare, psicopedagogico, riflessivo e inclusivo, non è presente, in questo asse formativo nessuna curvatura verso quelle peculiarità (identitarie e processuali) che caratterizzano l’adulto che apprende. Da qui l’urgenza di irrobustire la cultura andragogica del futuro abilitato, relativa a quel complesso di teorie, modelli di relazione formativa e tecniche didattiche che, all’interno della riflessione generale sull’educazione, inquadrano le specificità dei processi di apprendimento in età adulta e i metodi per il loro efficientamento (Knowles, 2005). Carl Rogers (1969) ci fornisce un primo modello ideale di docente impegnato nell’istruzione degli adulti: una figura professionale che, mutuati aspetti provenienti dalla psicoterapia e dal counselling, da istruttore di contenuti diviene facilitatore di apprendimenti. L’interpretazione rogersiana ha fatto da apripista alla successiva elaborazione di una serie di profili ideali di docente-facilitatore, esperto di Educazione degli adulti. Generatisi all’interno di una tradizione epistemologica facente riferimento al pensiero pedagogico di Paulo Freire (1970) e Jack Mezirow (1978), questi modelli concordano sull’esigenza di favorire lo sviluppo del pensiero critico nei contesti di apprendimento di cui gli adulti fanno esperienza (Brookfield, 2015; Cranton, 2006). Riteniamo che un rafforzamento della presenza problematizzatrice della Pedagogia, recante con sé istanze provenienti dall’Educazione degli adulti come pista di ricerca priviligiata, possa configurarsi come un antidoto contro le derive neoliberiste che sembrano condizionare lo sviluppo dei sistemi di istruzione. L’Educazione degli adulti, nel dotare il docente abilitato di una serie di strumenti interpretativi e operativi tali da supportare il suo operato in una pluralità di contesti in cui è chiamato ad operare, può inoltre contribuire ad offrire all'adulto che apprende risposte logiche e puntuali, intenzionalmente progettate e metodologicamente funzionali per poterne favorire le istanze di sviluppo individuale.
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